Notizie storiche nel 1400

Locanda dell'Amorosa - Sinalunga - Siena - Toscana - Italia

Alcuni decenni più tardi, e precisamente nel 1403, dal Malavolti apprendiamo che «[...] Perché dalla banda di Valdichiana, com'ancor da altre bande, havevan certe genti de' Fiorentini, tentato d'occupar' alcuni luoghi forti, fù fatto intender' a M. Neri Salimbeni, e a Lorenzo di Mandolo Piccolomini, che dovessero tener buone guardie nella fortezza loro d'Amorosa, acciò che i nemici non potesson' impadronirsene, e se fra tre giorni non si preparavano (mettendon' loro gente) a guardarla diligentemente, fu dato ordine che ella fusse disfatta.» (Dell'Historia di Siena, scritta da Orlando di M. Bernardo Malavolti, gentiluomo senese in Venetia MDXCIX, per Salvestro Marchetti, Libraro in Siena all'Insegna della Lupa). Si ribadisce, quindi, non solo lo stato di villaggio fortificato dell'Amorosa, ma con il termine fortezza si lascia intendere un luogo munito quantomeno di torri se non di piccolo cassero.

Il breve passo del Malavolti, inserito nel contesto più generale della storia della Repubblica di Siena, non trova alcun seguito nei documenti. Gli storici successivi si sono limitati a riportarlo sempre senza commenti e senza fare alcuna ipotesi di sviluppo dell'ultimatum senese. Solo negli scritti di Luigi Agnolucci sono presenti notizie, a volte con alcune discordanze, ma si tratta quasi sicuramente di sviste, relative per di più a scritti dello stesso autore, e non di ipotesi chiarificatrici. In effetti l'Agnolucci, nella sua opera generale Raccolta di notizie sul Comune di Sinalunga scritta tra il 1881 ed il 1908, riporta fedelmente la notizia citando la fonte, ma poi, curiosamente, ne stravolge il significato nella scheda a corredo, riguardante nello specifico l'Amorosa, nella quale afferma che il castello fu fatto abbattere dai Senesi per ritorsione: «Il più Antico Castello fu fatto demolire dalla Repubblica di Siena nel 1403 perché servì di rifugio ai ribelli senesi, Neri Salimbeni e Lorenzo di Mandolo Piccolomini [...]» (L. Agnolucci, cartolina n. 27 da Raccolta di notizie sul Comune di Sinalunga, ms. 1881-1908).

La notizia riportata dall'Agnolucci, tuttavia, potrebbe non essere completamente infondata, salvo forse posticiparla agli anni immediatamente successivi, quando si parla di una cospirazione ai danni della Repubblica da parte di alcuni nobili senesi, tra i quali appare probabile - ma non certa - la presenza dei castellani dell'Amorosa. La cospirazione fu scoperta ed i traditori puniti severamente. Il fatto viene riportato dal Pecci: «Si viveva nel 1489 con qualche sospetto della Terra d'Asinalunga [...] tradimento di un tal Mino di Bindo, che, a persuasione di Mino Pannilini, tramava consegnar quella Terra a Fiorentini, ma colla testa del colpevole si rimediò a quello scandalo.» (Giovanni Antonio Pecci, Memorie storiche, politiche, civili e naturali delle Città, Terre e Castella che sono e sono state suddite della città di Siena, ms. 1758).

Non è da escludere che oltre alla testa di uno dei cospiratori non si siano fatte cadere anche alcune torri. Potrebbe essere stata questa l'occasione in cui l'Amorosa perse le sue opere di difesa. Il fatto che non si abbia notizia diretta della distruzione delle fortificazioni di un castello non deve meravigliare più di tanto; sono molti i castelli o i borghi che ad un certo punto della loro storia perdono le loro opere di difesa, o che addirittura spariscono completamente; basti pensare a due esempi vicini: il castello delle Ripe, e quello di Guardavalle. Del primitivo castello dell'Amorosa rimangono un grande torrione quadrangolare, una torre porta, altre strutture minori e, forse, l'impianto architettonico generale riattato, comunque, nel Cinquecento.