Notizie storiche nel 1300

Locanda dell'Amorosa - Sinalunga - Siena - Toscana - Italia

Molto importante è la presenza dell'Amorosa nel grande affresco celebrativo della “battaglia di Valdichiana” del 1363 nella sala del Mappamondo nel Palazzo Pubblico di Siena. Interessante non tanto perché ci lascia intravedere la struttura del nostro borgo, sicuramente di larga fantasia, quanto perché attesta la sua caratteristica di castrum - confermata peraltro successivamente da altre notizie - ossia di villaggio munito di una cinta muraria ed altre strutture atte alla difesa. Se non si fosse trattato, infatti, di un luogo con caratteristiche difensive evidenti, non avrebbe trovato posto in un impianto scenografico celebrativo, a carattere strettamente militare, voluto dallo Stato.

In quel periodo era al potere il Monte dei Dodici, a detta degli storici il peggiore di tutti i governi senesi. Questo era formato dai rappresentanti della classe dei piccoli commercianti, e succedeva a quel Monte dei Nove (dell'alta borghesia) che governò per oltre settant'anni, commettendo sicuramente molti errori, alcuni dei quali pesavano ora sul nuovo governo, ma portando indubbiamente un diffuso benessere.

Il rovesciamento dei Nove avvenne subito dopo la grande peste del 1348 che, favorita da due anni consecutivi di carestia durissima, ridusse la città ed il contado in condizioni pietose. La ripresa economica si ebbe quasi subito, quella demografica stentò non poco ma poi - comunque - si risolse positivamente. Il problema più grave, creato peraltro dal precedente governo e uno dei motivi della sua rovinosa caduta, e cioè la mancanza nei Senesi del senso dello Stato e del sacrificio per il bene comune, fu completamente ignorato. L'obiettivo fu uno solo: arricchirsi.

In questo clima il fenomeno delle compagnie di ventura, presente in tutta la penisola, trovò nel senese un terreno molto fertile. I Dodici pensarono che il modo migliore per tenere lontane le Compagnie, fosse quello di pagarle. Ma pagata la prima arrivò la seconda e, man mano la voce si diffondeva, il problema diventava di sempre più difficile soluzione. Agli inizi del 1363 entrò nel territorio senese la compagnia bretone detta “del Cappello” che, al soldo di Firenze, concentrò le proprie azioni sui territori di confine provocando notevoli danni. Vista la scarsa reazione di Siena, spinse le proprie scorrerie fin sotto le mura della città e questa - forse - fu la molla che fece scattare la reazione del Governo che, anziché pagare, questa volta fece armare un esercito.

Il capitano della compagnia del Cappello, Niccolò da Montefeltro, non prendendo molto sul serio i Senesi - che in fondo non avevano mai reagito in passato - o fidando troppo sulle proprie forze, accettò battaglia in campo aperto, ma fu miseramente sconfitto e fatto prigioniero. L'azione avvenne nel mese di ottobre dello stesso anno e si svolse tra Sinalunga e Torrita. Le cronache riportano di lunghe file di prigionieri che, a sera, furono condotte dentro le mura di Asinalonga. In considerazione dell'asprezza dello scontro e della durata - si parla di tutta la giornata - i prigionieri furono sicuramente portati nel castello più vicino e quindi la battaglia, o quanto meno la fase finale della stessa, deve essere avvenuta proprio nei pressi dell'Amorosa.

L'incarico di celebrare l'importante evento fu affidato al pittore Lippo Vanni, il quale ci ha tramandato l'immagine di una Valdichiana senese con un'agricoltura ricca, con molte case coloniche con i relativi orti, i pagliai, gli alberi da frutto, tutto incredibilmente intatto e pulito, malgrado l'infuriare della battaglia, grazie alla presenza rassicurante ed alla protezione dei castelli ubicati in posizione strategica intorno alla valle.

La descrizione della battaglia, sebbene disegnata in un unico quadro, è divisa in tre parti abbastanza distinte con progressione da sinistra a destra: le truppe con le insegne della compagnia del Terzo di Camollia escono da Porta Pispini a Siena, sono affiancate da quelle di Francesco Orsini contraddistinte dalle insegne a bande e da una rosa (per descrivere in modo ancor pił esplicito la provenienza un capitano ha sul giaco la scritta “S.P.Q.R.”). Nella seconda fase l'attacco è guidato dai comandanti: sui loro cimieri le insegne della rosa degli Orsini e dell'ala araldica di Ugo dell'Ala assoldato da Siena. Nella terza fase, con un passaggio appena percettibile, la descrizione della disfatta della Compagnia del Cappello.